Saloni a Impatto Zero : grazie per la tua scelta !
Gennaio 2012 – Cfr. Codice Etico ContestaRockHair _Art. 10 Impatto ambientale : ”Contesta Rock Hair si impegna nella costante riduzione dell’impatto ambientale della propria attività, gestendo in modo sostenibile le risorse naturali e le fonti di energia utilizzate, e garantendo una corretta eliminazione di ogni rifiuto prodotto nello svolgimento della propria attività sociale”
Dal 2009 i saloni ContestaRockHair hanno sposato il progetto IMPATTO ZERO, in linea con l’impegno assunto dal gruppo nel Codice Etico condiviso e sottoscritto da tutti i nostri collaboratori. il progetto Impatto Zero, varato da LifeGate, è il primo in Italia che concretizza gli intenti del Protocollo di Kyoto: riduce le emissioni di anidride carbonica e le compensa attraverso la creazione di nuove foreste in Italia e nel mondo.Abbiamo adottato una serie di comportamenti eco-sostenibili come l’utilizzo di contenitori per la raccolta differenziata e l’impiego di energia rinnovabile. Anche quest’anno, grazie al contributo di voi tutti nuovi alberi sono stati piantati: scegliendo i saloni ContestaRockHair avete reso possibile la creazione e tutela di 21.786 mq di foresta in crescita in Costa Rica, necessari per compensare 43.794 kg di CO2 generati dall’attività dei saloni stessi. L’impegno da parte nostra, grazie a tutti coloro che vorranno sostenerci, viene rinnovato con una comunicazione sempre più attenta ai contenuti “green”. Nonostante la ricerca scientifica continui a scoprire soluzioni alternative per aziende e privati, e i media si occupano sempre di più della tematica verde, purtroppo per l’ambiente non tira aria buona. Il bilancio del summit internazionale di Durban è catastofico : l’accordo di Kyoto è a rischio e i grandi paesi sono tentati dalla libertà d’inquinare. Per uno spunto di riflessione riportiamo un editoriale di Massimo Gaggi del Corriere della Sera, pubblicato sul numero speciale SetteGreen del 15 dicembre 2011 :
“Quest’anno al summit di Durban, nonostante i tentativi dei Paesi più vulnerabili di forzare la mano ai “Grandi Inquinatori” , i governanti dell’arcipelago Kiribati (minuscolo stato del Pacifico che rischia di essere sommerso dall’oceano, gonfiato dal riscaldamento dell’oceano)sono apparsi più preoccupati di organizzare un’evacuazione ordinata dei loro 96 mila abitanti che di rilanciare la battaglia sul “global warming”. Evidentemente non credono più di poter cambiare le cose prima del 2025 quando l’arcipelago semisommerso diventerà inabitabile. Il Kiribati è diventato un termometro assai significativo di una “febbre”dell’ambiente sulla quale non hanno più alcuna influenza i vertici internazionali che somigliano sempre più a megaconvegni : luoghi dove si analizzano i problemi , ma non si decide nulla di rilevante…
… Alla sua scadenza , a fine 2012, il bilancio dell’unico trattato, quello di Kyoto, è fallimentare : l’emissioni di “gas-serra” sono cresciute di un altro 25% da quando , nel 1997, il protocollo è stato negoziato. Conseguenza, soprattutto, della rapida industrializzazione dell’Asia, Cina su tutti: Paesi che allora erano in via di sviluppo e per questo esentanti dal rispetto delle regole di Kyoto. Ma oggi è proprio Pechino a guidare la “hit parade” dei grandi inquinatori.avendo superato gli USA. Oltre a Washington, che non ha mai aderito al protocollo, anche grandi Paesi come Russia, Giappone e Canada sono decisi a riprendersi piena libertà di inquinare, mentre Cina e India promettono interventi volontari per ridurre le emissioni, ma rifiutano ogni impegno vincolante. Cosi tutto si riduce al tentativo di spingere l’Europa, l’unica che lo ha preso sul serio, a confermare la sua fedeltà al protocollo anche oltre la sua scadenza”




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